Ida Nielsen

2022 | Intervista

Ida Nielsen sulla sua carriera e l’eredità artistica di Prince

Quando Prince ti ha ingaggiata, stavi già costruendo il tuo impero artistico con i Funkbots e un paio di album da solista. Poi la tua traiettoria è cambiata. Ma come vi siete conosciuti?

In breve: nel 2010 ho ricevuto una telefonata dalla sua manager. Mi disse che Prince aveva visto il mio profilo su Myspace e che gli sarebbe piaciuto fare una jam con me. Così sono andata a Minneapolis per una jam. Dopo aver suonato insieme per una ventina di minuti, mi ha invitato a unirmi in tournée alla sua band, The New Power Generation. Questo è stato l’inizio dell’avventura [sorride].

Com’è stato lavorare con lui?
Per me è stato un sogno che si avvera… Prince ha sempre avuto una grande influenza su di me, anche prima di conoscerlo. Lavorare a stretto contatto con lui per quasi sei anni mi ha insegnato moltissimo in ogni aspetto dell’essere musicista. Lui era davvero un genio e ci faceva riflettere su ogni decisione che prendevamo, sia dal punto di vista musicale che pratico. Sono grata di aver avuto l’opportunità di osservare da vicino come lavorava. Ho imparato tantissimo su come suonare, arrangiare e produrre, e continuo a immergermi in questo bacino di conoscenze nella mia vita musicale, tanto per il lavoro in studio quanto per le mie esibizioni dal vivo.

Quest’estate giri il Brasile e l’Europa con i Funkbot. È impegnativo portare in tournée un’intera band?
No, è una sensazione fantastica! Anche se le condizioni e i palcoscenici non sono affatto allo stesso livello di quando giravo con Prince, è molto gratificante guadagnarsi da vivere creando e presentando la propria musica. Sono molto grata di poterlo fare e che ci siano persone, là fuori, che vogliono ascoltare un po’ di musica bass heavy funk!

Ida Nielsen & he Funkbots JazzAscona 2022

©JazzAscona – Photo credit Gioele Pozzi

Hai creato il tuo basso personalizzato con il produttore tedesco Sandberg Guitars. Come è nata questa collaborazione e che cosa contraddistingue il tuo basso signature?

Conosco Holger, il fondatore di Sandberg Guitars, da molti anni. Nel 2009, un anno prima di iniziare con Prince, mi regalò un basso che mi piaceva molto. Così, quando si è trattato di creare un modello signature, mi è parso naturale farlo con lui. A me piacciono molto i bassi Sandberg, ma naturalmente ci sono molti altri ottimi costruttori di bassi sul mercato.

Il mio basso ha due pickup, uno per quel suono funk della vecchia scuola che mi piace tanto, tipo Larry Graham, l’altro per un suono più simile a quello di Jaco Pastorious. Sono due suoni molto diversi. La loro combinazione offre una grande varietà nello spettro sonoro e premette di ottenere un suono più moderno e morbido. Il basso è nero e oro e lo trovo davvero bello [sorride]!

Il tuo quinto album 02022020 è stato pubblicato nel 2020, l’anno in cui è scoppiata la pandemia. Quali erano i tuoi sentimenti al momento della sua uscita?

In realtà l’album è stato pubblicato il 2 febbraio, prima che la pandemia colpisse davvero, almeno in Danimarca. Quindi, al momento della sua uscita non ero ancora consapevole di ciò che stava per accadere.


Le restrizioni Covid che sono seguite hanno stravolto l’intera industria artistica e culturale. In che modo i due anni di pandemia hanno influito sul tuo processo artistico? Vedi anche delle nuove opportunità?

Gli effetti della pandemia sono stati molteplici: da un lato mi ha fatto apprezzare il fatto di suonare di nuovo dal vivo, ma mi ha anche resa consapevole della necessità di apprezzare il presente e le cose belle della vita, come la natura e la famiglia.

Ho tratto un certo conforto nello smettere di stressarmi per cose come le scadenze e così via; ho anche avviato un paio di nuovi progetti musicali in cui suono soprattutto le tastiere e programmo musica al computer. Ho fatto un sacco di registrazioni in casa e lo stile è un po’ diverso dal mio tipico funk.

Che consiglio daresti ai giovani musicisti che intendono intraprendere una carriera musicale?
Seguite i vostri sogni! Sono convinta che se ci si mette in gioco e ci si impegna al massimo, le cose belle accadranno.